Vincere il titolo mondiale a 34 anni

di Andrea Vitali

Questo articolo non vuole mettere l'accento sui molti sacrifici che si devono fare per raggiungere una medaglia d'oro nÚ riempirsi la bocca con frasi vanitose e di gloria raggiunta. Vorrei invece sensibilizzare tutti quanti su quanto sia importante avere un lavoro onesto in una societÓ difficile come quella di oggi, di quanto sia faticoso raggiungere una posizione lavorativa con la crisi economica del momento e di come Ŕ possibile studiare e lavorare non trascurando le passioni che si coltivano sin da piccoli o da adolescenti.

Molte persone credono che arrivati ad una certa etÓ si debba scegliere tra il proprio lavoro e una passione portata avanti seriamente negli anni. Aver raggiunto il titolo mondiale spero possa far capire che Ŕ possibile conciliare studio/lavoro con i propri hobby: siano questi la pittura, la musica o uno sport, esercitandoli anche in maniera non solo dilettantistica, ma da veri professionisti. Certo, non Ŕ facile, ma Ŕ possibile! Anche se poi non dovessero arrivare proprio quelle soddisfazioni sperate, certo Ŕ che nel tempo si Ŕ riusciti a trovare una sistemazione lavorativa non tralasciando quello sfogo/svago/passione che ci ha accompagnato per tanto tempo.

I mondiali di calcio del 2006 sono andati benissimo ai nostri azzurri, mentre nel 2010 sono stati fischiati e la prima colpa Ŕ stata data all'allenatore che giÓ sapeva che non avrebbe continuato a seguire gli atleti a fine campionato. Le sue scelte sono state criticate, soprattutto per aver convocato pochi giovani e parecchi "anziani" (oltre 30 anni). Spero qui di rincuorare tutti quanti che ad un mondiale di Hapkido dove partecipano 15 nazioni, si pu˛ raggiungere un successo anche a un passo dai 35 anni proprio nella disciplina dove Ŕ fondamentale "rimanere giovani", il combattimento sportivo.

Come caposcuola fondatore di questa accademia di arti marziali spero che tutti gli insegnanti e gli atleti che ne fanno parte possano inoltre capire che si rimane pi¨ facilmente giovani (mentalmente e fisicamente) facendo uno sport/arte marziale, sottolineando ancora che Ŕ tutto fattibile e conciliabile (il proprio lavoro e la propria arte marziale). Diviene fondamentale allenarsi costantemente senza dare importanza a scuole che millantano chissÓ quali capacitÓ, riconoscimenti o titoli mai conseguiti nÚ dimostrabili, con lo scopo di avere tanti proseliti. Lasciate poi stare chi parla male di voi, della vostra arte marziale o della vostra accademia. Credete solo in voi stessi, nelle vostre capacitÓ e non dimenticate mai e poi mai di sognare!

 

 

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