La psicologia nella difesa personale

 

E’ la parte più importante della difesa personale. Senza di essa tutti gli schemi perdono di valore e diventano inefficaci. Per affermare ciò si deve dare una spiegazione sul perché allenarsi con la mente diventa il compito più importante per un atleta che si esercita con le tecniche di difesa personale.

Nelle arti marziali (e non solo, ma in tutti gli sport) per vincere una competizione di forme o di combattimenti serve una buona dose di concentrazione e di determinazione (oltre che una buona preparazione tecnica). Nelle gare il premio massimo è divenire campione di una forma o di una categoria sportiva. Più complesso è il discorso della difesa personale.

La concentrazione e la determinazione sono lo stesso presenti, ma l’obiettivo sarà quello di riportare il minor numero di danni in una situazione che maggiormente pone a rischio la nostra vita, maggiore rispetto al combattimento sportivo, anche con quello che prevede la possibilità di K.O..

Sia nelle gare sportive che in uno scontro reale per strada entra in gioco la psicologia, che altri non è che la strategia che ognuno di noi adotterà principalmente prima che si verifichi una situazione di pericolo.

Quindi, il termine psicologia e strategia possono essere considerati quasi sinonimi. La psicologia varierà a seconda dell’avversario o della situazione in cui ognuno di noi si troverà; varierà a seconda dell’ambiente (questa soprattutto per la difesa personale) e delle circostanze. Variando la psicologia, varierà anche la strategia per neutralizzare il nostro nemico.

 

Punti fondamentali 

Domanda: gli schemi di difesa personale eseguiti in palestra dovrebbero renderci forti e bravi in una situazione reale? Tutto questo è ingannevole poiché generalmente gli schemi propedeutici alla difesa personale sono eseguiti dagli atleti in questo modo:

1)     L’atleta si iscrive ad un corso di difesa personale perché incuriosito o per aumentare la possibilità di successo in una situazione reale;

2)       L’atleta si affida alla competenza del Maestro del centro sportivo o di arti marziali;

3)       L’atleta si lascia guidare completamente dal suo Maestro;

4)       L’atleta sa di non essere ancora pronto per sapersi difendere;

5)       L’atleta dimentica eventualmente tutto ciò che ha imparato precedentemente per assimilare vari schemi di difesa personale;

6)       L’atleta si sente goffo ed impacciato quando deve evitare un attacco per poi contrattaccare;

7)       L’atleta, dopo tanti tentativi, esegue correttamente la tecnica;

8)       L’atleta si sente padrone della tecnica;

9)       L’atleta pensa di sapersi difendere conoscendo quella tecnica.

Continuo io dicendo che in realtà l’atleta crede in maniera errata di sapersi difendere.

In questo modo l’atleta sarà demotivato e deluso dalle sue aspettative.

Considerando quanto detto precedentemente si devono considerare alcuni punti fondamentali che fanno la differenza tra lo schema e la difesa personale:

1)       L’atleta non ha eseguito quello schema in tutte le possibili varianti tecniche ed emotive;

2)       L’atleta non sa ancora riconoscere quando è il momento di eseguire quello schema;

3)       L’atleta non sa quando inserirlo in uno scontro di difesa personale libero, cioè senza moduli;

4)       L’atleta non ha ancora una metodologia di difesa personale.

Il punto 4) evidenzia bene il concetto più importante: la metodologia della difesa personale! Questa non è solo la somma degli schemi appresi, ma è molto di più.

Una volta acquisite le tecniche di pugno, di calcio, di leva articolare e di proiezione, il praticante di arti marziali inizia ad imparare degli schemi prestabiliti di difesa personale. Dagli schemi prestabiliti, l’atleta prende a mano a mano confidenza con il proprio corpo e seleziona, in modo prima inconscio e poi conscio, le sue tecniche migliori e quelle da perfezionare.

Ancora non si intraprende l’aspetto psicologico. A mano a mano si acquisirà anche una metodologia di difesa personale. Questa si baserà sulla combinazione delle tecniche di cui l’atleta “si sente” padrone con una strategia a lunga, a media e a corta distanza.

Una situazione di pericolo non è solo rappresentata da una persona che tenta di aggredirci, ma può essere anche una circostanza pericolosa per la nostra vita come un incendio, una fuga di gas… 

Ogni situazione avvertita da noi come pericolosa farà in modo di innescare dentro di noi una serie di modificazioni neuro-ormonali che porteranno alla produzione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina) da parte del surrene (organo posto sopra il rene). Questi ormoni immessi nella circolazione sanguigna determineranno prevalentemente aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Situazioni di ansia, stress o paura possono essere a volte inconsciamente da noi stessi confusi e intercambiati; questo perché il meccanismo fisiologico che porta alla produzione delle catecolamine (dette anche ormoni dello stress) è lo stesso. Potremmo quindi scambiare la paura di prenderle con la voglia di scappare o con la voglia di colpire per far diminuire lo stress che si è accumulato in noi. Il tutto per diminuire il livello nel sangue di questi ormoni che si accumulato, proprio perché una periodica stimolazione del surrene a immettere nel sangue le catecolamine è alla lunga nociva per il nostro organismo.

E' per questo che i corsi di difesa personale devono prevedere anche allenamenti "sotto stress" per non trovarsi impreparati di fronte ad un pericolo e trovare una maggiore tranquillità nel gestirlo.

Se saremo nel tempo in grado di domare i nostri istinti, riusciremo a:

·         controllare al meglio la situazione;

·         prevenire l’evoluzione degli eventi.

Difficilmente quando pensiamo ad una persona da cui ci dobbiamo difendere siamo completamente tranquilli e rilassati. Questo perché:

·         chi ci vuole aggredire è convinto di avere la meglio su di noi;

·         chi ci vuole aggredire ha una motivazione che ritiene “valida”.

Ognuno di noi potrà adottare delle modalità di affrontare questa situazione di pericolo:

·         agire nel cercare a tutti i costi di evitare lo scontro (in una situazione potenzialmente pericolosa);

·         agire nel cercare di trovarsi nella situazione favorevole per difendersi al meglio (fase pre-rissa).

In questa situazione di pericolo ognuno la potrà affrontare scegliendo una delle tre modalità:

·         con le parole;

·         con la gestualità;

·         con le parole e/o con la gestualità.

In questo modo noi riusciremo a:

·         ridurre gradualmente la tensione che si è generata;

·         ridurre lo stato di aggressività del nostro avversario;

·         dimostrare a chi assiste la scena che siamo dei pacifici;

·         convincere il nostro avversario di essere padroni della situazione;

·         convincere il nostro avversario della nostra superiorità sia nel linguaggio che nella gestualità;

·         convincere il nostro avversario che lo scontro fisico non conviene a nessuno dei due.

Evitare uno sguardo, chiedere scusa, allontanarsi con disinvoltura da un locale, dimostrare di essere sicuri di sé senza mostrarsi arroganti, non frequentare posti potenzialmente pericolosi sono alcuni tra i modi per evitare di essere coinvolti in situazioni che potrebbero facilmente degenerare. Con le parole e con la gestualità si è in grado di aumentare le probabilità di evitare di passare dalla situazione potenzialmente pericolosa alla fase di pre-rissa fino alla rissa. Se la situazione dovesse evolvere dalla potenzialità a degenerare alla fase di pre-rissa, è quasi d'obbligo posizionarci in un punto a noi favorevole per la difesa in caso lo scontro dovesse iniziare.

Appare evidente che la scelta migliore sarà quella di cercare a tutti i costi di evitare di battersi, usando le parole e/o i gesti con grande autorità, posizionandosi gradualmente in un punto favorevole per difendersi al meglio e attaccare o contrattaccare quando lo scontro diverrà inevitabile. Se l'avversario dovesse usare una terminologia che ci faccia capire che potrà sferrare un attacco in breve tempo, dobbiamo capire che siamo nella situazione di pre-rissa ed è difficile che questa situazione possa regredire. Se inoltre l'avversario dovesse continuamente avanzare verso di noi, guardarci con occhi sgranati, toccarci ripetutamente vuol dire che siamo sicuramente nella fase pre-rissa. Assumere una posizione a noi confortevole e utile al combattimento ci permetterà di essere più sicuri di noi e aumentare le probabilità di lottare nel modo migliore.

 

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